Laicità
Accade di sentir dire, dalla figura di spicco di una delle forze che ha ricevuto il maggior numero di voti in assoluto nelle recenti elezioni del 4 marzo, che "non esiste più destra e sinistra, sono concetti superati".
Certo, si comprende che quella figura di spicco debba, necessariamente, ribadire a chi lo ha votato, e soprattutto ai propri eletti, che loro non sono nè destra nè sinistra, altrimenti rischiano, per "indefinizione", di scivolare "a destra" o "a sinistra".
Cerchiamo però di andare oltre la crosta delle etichette storicamente intese, e cerchiamo di trovare un minimo comune denominatore per capire cosa può essere definibile "di destra" o "di sinistra"
Partiamo dal concetto di "laicità": un concetto che dovrebbe essere patrimonio comune, dopo 70 anni di storia repubblicana.
Uno Stato laico, realmente tale, dovrebbe (in linea teorica sia chiaro) garantire la possibilità di esercizio di alcuni diritti universalmente riconosciuti, e storicamente attestati in molte legislazioni del sud e del nord del mondo: salute, istruzione, aborto, matrimonio fra persone dello stesso sesso, diritto di autodeterminazione nel fine vita, e via discorrendo.
Riconoscere diritti di questo rango dà sostanza alla laicità di uno Stato: perchè il diritto è una possibilità che arricchisce la Vita di ciascuno senza ledere la vita di alcuno.
Uno Stato che non riconosce questi diritti, in qualunque modo la si giri, non è compiutamente laico, perchè impedisce a qualcuno l'esercizio di diritti che altri, una minoranza o maggioranza, possono esercitare.
Questo punto è dirimente per capire quindi se uno Stato è compiutamente laico oppure no, se è velatamente "confessionale", se è diretto da un'etica limitante o da una arricchente
La laicità dovrebbe essere il substrato fondante di una forza politica di sinistra. Diamo per scontato che "sinistra" in questo ragionamento indichi "posizione protesa a garantire in maniera sempre crescente i diritti di tutti per l'esercizio concreto dei diritti di ciascuno".
Proviamo quindi a leggere le espressioni politiche, le posizioni post elettorali, con questi "occhiali". Vediamo che effetto fa.
Certo, si comprende che quella figura di spicco debba, necessariamente, ribadire a chi lo ha votato, e soprattutto ai propri eletti, che loro non sono nè destra nè sinistra, altrimenti rischiano, per "indefinizione", di scivolare "a destra" o "a sinistra".
Cerchiamo però di andare oltre la crosta delle etichette storicamente intese, e cerchiamo di trovare un minimo comune denominatore per capire cosa può essere definibile "di destra" o "di sinistra"
Partiamo dal concetto di "laicità": un concetto che dovrebbe essere patrimonio comune, dopo 70 anni di storia repubblicana.
Uno Stato laico, realmente tale, dovrebbe (in linea teorica sia chiaro) garantire la possibilità di esercizio di alcuni diritti universalmente riconosciuti, e storicamente attestati in molte legislazioni del sud e del nord del mondo: salute, istruzione, aborto, matrimonio fra persone dello stesso sesso, diritto di autodeterminazione nel fine vita, e via discorrendo.
Riconoscere diritti di questo rango dà sostanza alla laicità di uno Stato: perchè il diritto è una possibilità che arricchisce la Vita di ciascuno senza ledere la vita di alcuno.
Uno Stato che non riconosce questi diritti, in qualunque modo la si giri, non è compiutamente laico, perchè impedisce a qualcuno l'esercizio di diritti che altri, una minoranza o maggioranza, possono esercitare.
Questo punto è dirimente per capire quindi se uno Stato è compiutamente laico oppure no, se è velatamente "confessionale", se è diretto da un'etica limitante o da una arricchente
La laicità dovrebbe essere il substrato fondante di una forza politica di sinistra. Diamo per scontato che "sinistra" in questo ragionamento indichi "posizione protesa a garantire in maniera sempre crescente i diritti di tutti per l'esercizio concreto dei diritti di ciascuno".
Proviamo quindi a leggere le espressioni politiche, le posizioni post elettorali, con questi "occhiali". Vediamo che effetto fa.
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